Protocollo cardio-metabolico:
PROTOCOLLO
CARDIO-METABOLICO:
SEZIONE ATTIVITÀ MOTORIA
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12 agosto 2025
24 giugno 2025
Pubblicato il: 24 giugno 2025
L’intervento motorio all’interno del protocollo cardio-metabolico rappresenta una strategia fondamentale per la gestione e la prevenzione delle patologie metaboliche. I principali obiettivi includono la riduzione del rischio cardiovascolare, il miglioramento del controllo glicemico, la diminuzione della massa grassa viscerale, la prevenzione e il contrasto della sarcopenia, dell’osteopenia e dell’osteoporosi, oltre a un generale incremento della qualità della vita.
Secondo le più recenti linee guida internazionali, tra cui quelle dell’American College of Sports Medicine (2023), dell’American Diabetes Association (2024) e della European Society of Cardiology (2023), l’attività fisica destinata a soggetti in sovrappeso o con patologie cardio-metaboliche deve essere personalizzata, progressiva e sostenibile nel lungo termine. Ogni intervento deve quindi essere costruito su misura, tenendo conto delle condizioni cliniche, delle capacità funzionali e delle esigenze specifiche della persona.
Tipologie di allenamento raccomandate
Un programma motorio efficace dovrebbe sempre prevedere due componenti fondamentali: l’attività aerobica e l’allenamento contro resistenza.
L’attività aerobica ha come obiettivi principali il miglioramento della funzione cardiovascolare, la riduzione del grasso viscerale, l’abbassamento dei livelli glicemici e della pressione arteriosa. Per essere efficace, dovrebbe essere svolta con una frequenza settimanale compresa tra 150 e 300 minuti se a intensità moderata, oppure tra 75 e 150 minuti se a intensità vigorosa. L’intensità consigliata è generalmente compresa tra il 50 e il 70% della frequenza cardiaca massima, da calcolare con formule appropriate o tramite test specifici come quello della soglia ventilatoria. Le attività più adatte in questo contesto comprendono la camminata veloce, l’uso della cyclette, l’ellittica, il nuoto, il ballo a ritmo moderato e la marcia in piano.
La seconda componente, ovvero gli esercizi contro resistenza, si concentra sul miglioramento della massa muscolare, sull’incremento della sensibilità insulinica e sulla prevenzione della riduzione della densità ossea. Questo tipo di esercizio dovrebbe essere eseguito almeno due volte a settimana, con movimenti funzionali e multiarticolari come squat a corpo libero, piegamenti o esercizi eseguiti con elastici e piccoli attrezzi. È fondamentale che la resistenza venga modulata in modo progressivo e sempre adeguato al livello di partenza del paziente.
Personalizzazione dell’allenamento
Ogni piano di attività fisica deve essere accuratamente personalizzato sulla base delle caratteristiche individuali del paziente. È importante valutare l’anamnesi clinica, il livello di allenamento pregresso, la composizione corporea, l’eventuale presenza di limitazioni funzionali e, non meno rilevante, il livello di motivazione personale. In linea generale, si possono individuare due principali categorie di pazienti, ciascuna con esigenze e approcci differenti.
La prima categoria comprende persone sedentarie e con un marcato sovrappeso, che non hanno mai svolto attività fisica e presentano un eccesso ponderale significativo. Per questi soggetti è indicata una fase iniziale che includa esercizi di mobilizzazione articolare sia attiva che passiva, tecniche di respirazione guidata, attività aerobica molto leggera come la marcia assistita o l’uso della cyclette a bassa resistenza, ed esercizi contro resistenza con carichi minimi, preferibilmente elastici leggeri o esercizi a corpo libero svolti sotto supervisione. L’obiettivo in questa fase è quello di aumentare gradualmente la capacità funzionale e la tolleranza allo sforzo.
La seconda categoria è composta da pazienti già parzialmente attivi o che, pur essendo in sovrappeso, non presentano limitazioni funzionali gravi. Questi individui possono affrontare da subito un programma misto che comprenda attività aerobica moderata, come camminata sostenuta, nuoto, cyclette o ballo, abbinata a esercizi contro resistenza svolti con il proprio peso corporeo, piccoli pesi o elastici. In questo caso, lo scopo è ottimizzare il metabolismo muscolare, favorire la riduzione del grasso viscerale e rafforzare il sistema muscolo-scheletrico.
Cenni su alimentazione e integrazione
All’interno del protocollo cardio-metabolico, l’alimentazione riveste un ruolo di pari importanza rispetto all’attività fisica. Una corretta strategia nutrizionale è essenziale per supportare lo sforzo fisico, favorire la ricomposizione corporea e contribuire al miglioramento dei parametri metabolici. In ambito clinico si osserva spesso una carenza di proteine nell’alimentazione di questi pazienti, nonostante il ruolo cruciale che questo macronutriente svolge nel mantenimento della massa muscolare e nell’efficienza del metabolismo.
È quindi necessario garantire un adeguato apporto proteico quotidiano. Le attuali indicazioni suggeriscono un’assunzione pari a circa 1,5 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo ideale al giorno, distribuite su almeno tre pasti principali. Nei soggetti anziani, sarcopenici o con fabbisogno aumentato, si può arrivare a un’assunzione giornaliera compresa tra 1,6 e 2,0 grammi per chilogrammo, sempre sotto attento controllo medico.
In alcuni casi, può essere indicata un’integrazione mirata con aminoacidi essenziali, in particolare con leucina, che ha dimostrato di stimolare direttamente la sintesi proteica muscolare. L’assunzione può avvenire prima o dopo l’attività fisica, con dosaggi orientativi tra gli 8 e i 10 grammi, da definire insieme al medico o al nutrizionista. L’uso di proteine del siero del latte (whey protein) può rappresentare una soluzione efficace e pratica per incrementare l’apporto proteico complessivo giornaliero.
Tutte le indicazioni relative all’alimentazione e all’integrazione devono sempre essere personalizzate e discusse con professionisti qualificati, come dietisti, nutrizionisti o medici. Solo attraverso un approccio integrato, multidisciplinare e centrato sulla persona è possibile ottenere risultati concreti e duraturi nella gestione del rischio cardio-metabolico.
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