SINDROME METABOLICA
SINDROME
METABOLICA
“UN PASSO AVANTI O UN PASSO INDIETRO?”
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20 luglio 2025
24 giugno 2025
Pubblicato il: 2 agosto 2024
La sindrome metabolica
La sindrome metabolica è una condizione clinica diffusa e in aumento nell’era post-covid. Si tratta di uno sbilanciamento del metabolismo generale, e in particolare di quello glico-lipidico. Senza un adeguato intervento, la sindrome metabolica può comportare lo sviluppo di malattie cardiovascolari croniche come il diabete mellito di tipo II, l’ipertensione arteriosa e la steatosi epatica non alcolica (una malattia del fegato). Si parla di questa sindrome quando una persona presenta almeno tre dei seguenti criteri:
- Sovrappeso corporeo (in particolare la presenza di grasso addominale)
- Glicemia a digiuno elevata
- Pressione arteriosa sistolica elevata
- Livelli elevati di trigliceridi (TGL)
- Bassi livelli di colesterolo buono (HDL)
- Aumenti dei livelli di acido urico
Analizzando in particolare la questione del sovrappeso corporeo, questo può essere determinato dal Body Mass Index (BMI). Sebbene il BMI non sia uno dei criteri diagnostici diretti della sindrome metabolica, l’indice è strettamente connesso all’obesità addominale. Vediamo insieme come calcolarlo:
Cause della sindrome metabolica
Le cause che possono portare allo sviluppo della sindrome metabolica sono molteplici, in parte dipendono dalla predisposizione genetica ma sono legate soprattutto all’epigenetica.
L’epigenetica è la scelta di uno stile di vita poco sano, basato sulla sedentarietà, il sovrappeso corporeo ed un’alimentazione ricca di zuccheri, tutte cause di un possibile sviluppo di resistenza all’insulina ed adiposità addominale. Il tessuto adiposo produce sostanze e ormoni in grado di sbilanciare il metabolismo degli zuccheri e quindi a causare insulino-resistenza. La presenza di queste condizioni non riconosciute e quindi non trattate può portare allo sviluppo del diabete mellito senza poi possibilità di recupero.
Un passo avanti o uno indietro?
Con “un passo indietro” si intende una modifica allo stile di vita, piccole scelte quotidiane che possono prevenire lo sviluppo di malattie gravi e la conseguente necessità di assumere farmaci in modo cronico. “Un passo avanti” rappresenta invece la decisione di non modificare lo stile di vita e quindi l’elevata probabilità di assumere farmaci per sempre.
Il passo in avanti è solitamente fatto quando i fattori di rischio come l’ipertensione arteriosa, la dislipidemia e il diabete mellito II diventano Malattie: malattie cardiovascolari invalidanti quali l’infarto miocardico, l’ictus, la malattia renale e la malattia vascolare.
Un consiglio che mi sento di dare è quello di fare “un passo indietro” e prendere quotidianamente le scelte giuste per non ammalarci. Una volta sviluppata la malattia infatti, risulta molto più complicato riuscire a tornare a un soddisfacente stato di salute.
La scelta del “passo avanti” comporta lo sviluppo di un’infiammazione cronica, quindi è come se l’apparato vascolare, il metabolismo e il sistema immunitario si trovassero ingaggiati in una guerra perenne. Questa condizione patologica si trova alla base del rischio cardiovascolare residuo, che ora illustrerò in modo più specifico.
In una persona che abbai da tempo fattori di rischio cardiovascolari (come quelli precedentemente menzionati), sembra che l’approccio farmacologico non sia più sufficiente a riportare il rischio cardiovascolare ai valori iniziali. Dunque, una volta attivata e perpetuata, l’infiammazione può portare a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari indipendentemente dal corretto utilizzo dei farmaci.
La malattia ha una grande probabilità di essere evitata attraverso la scelta di stili di vita sani, ma esiste anche una percentuale più bassa di malattia, a forte espressione genetica, che è difficilmente modificabile dall’epigenetica.
Il trattamento della sindrome metabolica
È necessario un approccio personalizzato per valutare su quale degli aspetti clinici la persona sia più sbilanciata. L’obiettivo è quello di trovare insieme al paziente un piano di modifiche da apportare allo stile di vita, che sia realizzabile rispetto alla sua quotidianità lavorativa e personale, sviluppando una vera e propria analisi di fattibilità “a gradini”. I principali approcci terapeutici alla sindrome metabolica sono il controllo dell’alimentazione e l’attività motoria.
Partendo dall’alimentazione è necessario impostare un regime alimentare equilibrato, che presti attenzione alla quantità e alla qualità dei carboidrati assunti. In questo contesto i consigli sono quelli di ridurre le tre “P” (pane, pasta e pizza), e scegliere cereali ricchi in chicchi e farine integrali (se si soffre di sindrome del colon irritabile possono essere utilizzate anche farine semi-integrali).
In relazione all’alimentazione è assolutamente necessario approfondire i concetti di indice glicemico e amido-resistenza degli alimenti. Tenere in considerazione questi due aspetti permetterà di mangiare con minori restrizioni e con minori effetti negativi sulla salute.
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INDICE GLICEMICO (IG)
L’indice glicemico è una misura che classifica i carboidrati contenuti negli alimenti in base al loro effetto sui livelli di glucosio nel sangue. L’IG rappresenta la velocità con cui un carboidrato specifico viene digerito, assorbito e metabolizzato, portando conseguentemente a un determinato aumento della glicemia. La scala dell’indice glicemico degli alimenti varia da 0 a 100, considerando bassi i valori sotto i 55 (come lenticchie, ceci, mele, avena e farro) e alti i valori superiori a 70 (come pane bianco, riso bianco, patate al forno, anguria).
Per ridurre l’IG è consigliato ingerire alimenti ricchi di fibra, la quale rallenta l’assorbimento dei carboidrati, evitando di causare picchi glicemici. Inoltre, si dovrebbe comporre il pasto in modo equilibrato. Come proposto nell’articolo precedente, un piatto ben bilanciato si compone per il 50% di proteine, per il 25% di carboidrati delle verdure e per il restante 25% di cereali. Un ultimo consiglio è quello di propendere per frutti meno maturi come le banane semi-verdi, perché rispetto a quelli più maturi presentano un IG inferiore. -
AMIDO-RESISTENZA
L’amido-resistenza è la capacità di alcuni tipi di amido di resistere alla digestione e all’assorbimento nell’intestino tenue, passando immediatamente all’intestino crasso. In questo contesto gli alimenti vengono fermati dalla flora intestinale producendo acidi grassi.
Diamo qualche esempio: quando riso, pasta e patate vengono cotti e raffreddati, una parte dell’amido contenuto si trasforma nella forma amido-resistente. Questa forma è meno digeribile nell’intestino tenue e si comporta quasi come fosse fibra, rallentando l’assorbimento dei carboidrati e quindi causando un rilascio di glucosio nel sangue più graduale.
Come cuocere il riso? Per un’ottimale cottura del riso si consiglia di sciacquarlo in un colino sotto acqua corrente fredda, mescolando abbondantemente. Si consiglia di cuocere “al dente”, scolare e sciacquare di nuovo. Infine raffreddare e mangiare a una distanza di almeno 12 ore.
Come cuocere la pasta? Il procedimento è analogo a quello del riso, cuocendo entrambi in un’abbondante quantità d’acqua. Anche in questo caso è consigliata la cottura “al dente”, sciacquare, raffreddare e mangiare dopo 12 ore.
L’altro aspetto di fondamentale importanza è l’attività fisica. Oltre a essere un buon passatempo è anche uno degli interventi più importanti ed efficaci per ridurre l’obesità addominale, il sovrappeso corporeo, la pressione arteriosa e la resistenza all’insulina. L’attività fisica comprende una combinazione di attività aerobica, allenamento alla resistenza (con pesi) e attività di flessibilità, oltre al rilassamento mentale e tecniche di respirazione. Come attività aerobica sono consigliati 10.000 passi al giorno, ossia una camminata veloce che varia dai 30 ai 60 minuti al die per almeno 5 giorni alla settimana. In alternativa, o in aggiunta, possono essere praticati il ciclismo, il nuoto o altre attività in acqua. Gli esercizi di resistenza/ tonificazione servono invece ad aumentare la massa muscolare e contemporaneamente a combattere la massa grassa presente.
In questo contesto è importante ricordare che i muscoli sono organi attivi ed estremamente utili, al contrario del tessuto adiposo. Per dimagrire è necessario aumentare la massa muscolare, e perché questo sia possibile ci sono degli aspetti da tenere in considerazione. La cessazione del fumo, tecniche di gestione dello stress (mindfulness) e l’utilizzo di nutraceutici e farmaci sono temi rilevanti in grado di favorire lo sviluppo di massa muscolare a discapito del tessuto adiposo.
Conclusioni
Al termine di questa lettura spero che possiate aver raccolto qualche idea utile per migliorare la vostra condizione di salute. Riprendo nuovamente il termine “epigenetica”, derivante dalle due parole greche “Epi” (sopra/ oltre) e “genesis” (creazione/ origine). Attraverso questo termine vorrei trasmettere un senso di speranza e convinzione verso la guarigione attraverso la modifica dello stile di vita. La conoscenza motiva al cambiamento.
Le nostre scelte di alimentazione, intensità e tipologia di attività fisica e di controllo delle emozioni ci consentiranno di andare “oltre alla genetica”, cioè di silenziare il codice genetico e di ribaltare la sentenza della malattia!
Ribadendo l’incredibile utilità del concetto, spero che possiate anche voi giocare la vostra partita della “epigenetica”.
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